Quanto rende il terrore?

Adesso tira il Coronavirus , ma ad ascoltare i media solo poche settimane fa, il tema forte era la fine del mondo da cambiamenti climatici. Pochi anni fa fu di turno l’angoscia per il virus H1N1. Ma come non dimenticare la SARS, o la sindrome da Mucca Pazza e perfino nel lontano 2008 la Sindrome Emolitico Uremica per il consumo di latte crudo. Un’infinita serie di paure, rivelatesi del tutto o solo in parte fondate, ma collegate tra loro da un unico filo rosso di terrore.

Una grandinata di paure

A mettere insieme i titoli dei giornali, o di pagine web degli ultimi giorni o mesi, pare di essere innanzi ad una oramai prossima fine del mondo.

Tutti questi titoli andrebbero chiamati per quello che sono: terrorismo mediatico. Ma una domanda sorge spontanea: perché i media spingono la gente ad essere in un costante stato di paura?

Chiariamo subito che non c’è nessun “grande vecchio”, nessun disegno calato dall’alto (forse…), ma come primo livello di lettura, possiamo identificare facilmente interessi economici assai prosaici.

“Più il titolo è forte e più guadagnano”

Attorno alle immagini sopra di esempio, pensate alla sfilza di pubblicità che compare contemporaneamente, con l’apertura della pagina web. Miriadi di banner che valgono un sacco di soldi. Quindi la logica, sia pure perversa, pare evidente: più il titolo o l’immagine è forte, più la gente ci casca cliccando e più il media di turno ci guadagna. E’ una questione di clic!

Prova ad esempio ad aprire la pagina web de ilMeteo.it, notissimo sito internet che gli italiani leggono costantemente tutti i giorni. Attorno alla notizia estremista di turno, del tipo “domani uragano, tempesta, arriva Scipione l’anticiclone caldo da morire”, compaiono una miriade di banner pubblicitari che pagano il suddetto sito web anche solo perché una persona ha cliccato sulla pagina. Ma se poi il clic cade sulla pubblicità, piovono ancora più soldi, oltre che si perfeziona il profilo dell’utente (per alcuni giorni ti compariranno pubblicità su quello che hai anche solo erroneamente cliccato). Accade perfino che tu non vorresti nemmeno aprire quella pubblicità, ma ti si apre lo stesso perché nel momento in cui hai cliccato sull’articolo, questo si è spostato e il clic è caduto sulla pubblicità. Ecco spiegato: un mucchio di soldi fomentando terrorismo mediatico!

Non entro nel merito specifico dell’attuale crisi da Coronavirus, anche se basta leggere le interviste a numerosi virologi ed esperti sanitari per capire che la questione , sia pure in tutta la sua gravità, non sempre viene raccontata in modo esaustivo.

Entrando invece nello specifico tema trattato in questo blog, allora come non pensare che anche il famigerato e spaventoso Anthropic Climate Change sia stato oggetto di una sorta di “stiramento” della realtà. In questo caso però non è solo una questione di clic sulle pagine web, ma anche di cospicui interessi economici. Pensiamo solo a quanto intende stanziare l’UE per il famoso e sbandierato European Green New Deal: fondo da 100 miliardi di Euro! Pensate forse che non facciano gola a nessuno?

SIAMO IN PERICOLO, AIUTO!

La paura e il terrore che ci vengono costantemente propinati, oltre alla spiegazione dei clic sul web, ha anche un’altra più profonda chiave di lettura, di natura politica e geopolitica. Secondo alcune pericolose logiche, la massa, per essere manipolata, deve percepire una situazione di costante minaccia, in modo che si aggrappi a chi offre maggiore protezione. Quindi i media devono promuovere, nel tempo, un massiccio bombardamento di notizie che diffondono un senso comune di insicurezza. Il paese, o il mondo stesso, deve essere percepito come un luogo pieno di pericoli: immigrati cattivi, ladri, stupratori, ma anche virus e pestilenze, o clima impazzito e fine del genere umano imminente. Tutto fa al caso.

Più la gente comune è impaurita, più saranno gestibili le sue reazioni istintive. Il terrore di venire aggrediti o derubati, di diventare poveri e l’incertezza per il futuro accentuano la reazione di isolamento dall’ ”altro” , dal “diverso” per pelle, o cultura e ci aizzano verso politiche repressive e di sicurezza (spostamento dell’elettorato a desta). Saremo così sempre più disposti ad accettare di aumentare il potere del leader, verso l’autoritarismo. Si badi bene, che oggi leader non va visto solo ad un livello nazionale, ma sempre più spesso sovra- nazionale, tanto quanto i pericoli sono spostati a livello mondiale. Forse si “qualcuno” sta gettando le basi di una “governance” mondiale? Dagli indizi però, non su base esattamente democratica…

Ecco il nocciolo: una volta che deleghiamo al leader, o a un “gruppo di pensiero” o ideologia, sempre più potere di controllare e reprimere con la forza, non abbiamo più la facoltà di diversificare la delinquenza, dal dissenso verso il regime. In campo climatico, questo già succede, con buona pace oramai di quasi tutti. pensiamo solo all’uso oramai sdoganato e “pacifico” dell’ingiurioso termine “negazionista” rivolto a tutti coloro che cercano di dimostrare che l’Umanità non si trova affatto di fronte ad una fine del mondo imminente, ma a semplici e normalissimi cambiamenti naturali del clima.

Fausto Cavalli

Per approfondire: Tecniche di controllo delle masse

Il Paurismo in TVCome Hitler giunse al potere

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