Il Coronavirus non ha migliorato la qualità dell’aria Padana

Con la diffusione del Coronavirus in Italia il Governo ha preso drastiche misure di contenimento dell’infezione, come la riduzione dei contatti tra le persone e delle attività commerciali. Questo ha favorito un netto calo del traffico veicolare, alimentando la teoria che la qualità dell’aria in Pianura Padana sia migliorata.

Per cercare di verificare in maniera, sia pure non esaustiva, questa teoria ho consultato i valori relativi al principale inquinante, il PM10 della stazione di rilevamento Broletto posta in centro città di Brescia, per il periodo compreso tra inizio febbraio, fino al 18 marzo. (dati ARPA)

Il periodo interessante da verificare è quello nel quale si è effettivamente verificata la drastica diminuzione del traffico conseguente alla misure eccezionali varate dal Governo. Le date di riferimento ad iniziare dalle quali potrebbero esserci stati effetti sulla qualità dell’aria sono: 1/03 con blocco di alcune zone della Lombardia e Veneto; 9/03 blocco dell’intero territorio Lombardo, Veneto, Emilia Romagna, province di Pesaro e Urbino e Savona; 10/03 con blocco totale per tutta l’Italia.

La pioggia o le misure di contenimento del CODIV19?

La prima domanda a cui dare risposta è se effettivamente si possa evidenziare un calo drastico del PM10 nell’aria rilevato dalla stazione, nel periodo dal 2 marzo fino ad oggi (area evidenziata in verde).

L’andamento PM10 rilevato dai dati ARPA della stazione Broletto Brescia (centro città) evidenziano un iniziale periodo con concentrazioni basse delle polveri sottili (area contornata di verde a sinistra). Tuttavia a ben guardare l’inizio del periodo di basse concentrazioni è iniziato alcuni giorni prima. I puntini rossi segnalano i giorni in cui è piovuto a Brescia. Questo potrebbe essere stato un diverso importante fattore, che ha favorito il rimescolamento dell’aria e quindi la maggiore dispersione del particolato PM10.

Se si considera poi che è possibile che già alcuni giorni prima della pioggia sia avvenuto un primo rimescolamento dell’aria di Brescia, risulta con tutta evidenza che questo potrebbe essere stato la causa principale del miglioramento della qualità dell’aria.

Tuttavia in effetti, la media dei giorni compresi tra il 2 e il 18 marzo pare comunque inferiore al periodo precedente. Vediamo i dati:

Media PM10 nel periodo dal 01/02 al 01/03: 40,8 µg/m³

Media PM 10 nel periodo dal 02/03 al 18/03: 28,2 µg/m³

In effetti nel periodo è avvenuta una significativa diminuzione del particolato. Per accertare che questo fatto non sia casuale, proviamo a confrontarlo con quanto accaduto negli anni precedenti. E’ possibile, infatti, che il periodo in questione sia caratterizzato da una diminuzione naturale del particolato, in dipendenza di una maggiore turbolenza dell’aria, più tipica del periodo primaverile.

La qualità dell’aria negli anni precedenti

Dai dati rilevati negli anni dal 2015 al 2020 risultano le seguenti concentrazioni medie, per il periodo dal 1° di febbraio fino al 1° di marzo , confrontabili con le medie dal 2 al 18 marzo (data dell’introduzione nel 2020 delle misure governative):

In effetti risulta che la media dei 6 anni presi in considerazione passa da 46,6 per il primo periodo, a 36,9 µg/m³ per il secondo, evidenziando un calo, diciamo naturale di ben 10 punti. Ancor più interessante è poi il dato del 2016, per il quale è evidente un raggiungimento di livelli di concentrazione del PM10 paragonabili a quelli del 2020, ma in assenza di provvedimenti di riduzione delle attività e del traffico. In realtà dai dati risulta, più precisamente che nel 2016 la media fu di 25,8 µg/m³ per il periodo compreso tra il 25/02 e il 16/03. Dato pure inferiore a quello di quest’anno.

Nel grafico successivo si vede l’andamento della concentrazione di PM10 rilevato dalla centralina del Broletto Brescia per gli anni dal 2015 al 2020.

Da notare l’andamento simile nel 2020 (linea azzurra) rispetto a quello del 2016 (linea rossa).

Conclusioni

Da tutti i dati riportati non risultano evidenze che il periodo caratterizzato dalle restrizioni sul traffico ed attività lavorative, a causa dei provvedimenti per il contenimento del Coronavirus, abbia comportato un significativo miglioramento della qualità dell’aria per quanto riguarda la concentrazione di PM10 in centro città di Brescia. Pertanto è possibile che questo valga più o meno per tutta la Pianura Padana.

Per altro va detto che la teoria tanto sbandierata da numerose testate giornalistiche che si sia verificato questo miglioramento è pure discutibile dal punto di vista morale. Se anche si fosse verificato un miglioramento, si intravvedono nella tesi alcuni sotto intesi discutibili. Ad esempio, è evidente che la causa della riduzione del traffico veicolare e delle attività così ottenuta è un elemento poco augurabile, alla luce delle problematiche sanitarie e del numero di persone decedute. Una tale riduzione del traffico potrebbe essere ottenuta in alternativa solo da situazioni molto gravi e così impattanti sull’economia e sulla vita stessa delle persone, che non credo sia augurabile. Va menzionato che la nota teoria economica della Decrescita Felice e alcune frange ambientaliste vedono in questo esito ambientale un fatto positivo, quasi che l’avvento del Coronavirus sia un monito di quanto di negativo aspetti l’Umanità in futuro. Sono evidenti i punti di contatto in questa logica con l’ambientalismo climatico, come se ci possa essere un nesso tra i cambiamenti climatici e l’avvento del virus. (link)

Un ultimo aspetto che si può evidenziare è quello relativo all’origine del PM10. Semmai quindi i dati evidenziano che, al contrario di quanto creduto da molti, il traffico veicolare incide poco sulla concentrazione di questo particolato. Pertanto sarebbe auspicabile ricercare in altre attività comunque “accese” nel periodo, la più probabile fonte di questo tipo d’inquinante.

Fausto Cavalli

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