A Glasgow va in scena l’isteria da cambiamento climatico

Il cambiamento climatico sarà peggiore dell’Olocausto. Darà luogo a un’epidemia globale di stupri di gruppo. Ci saranno omicidi, guerre e massacri. I tuoi amici moriranno. Anche i tuoi figli. Il riscaldamento del pianeta alimentato dal carbonio porterà la “vita umana come la conosciamo” a una fine violenta e infuocata. Non sarà niente di meno che il giorno del giudizio.

Queste sono solo alcune delle affermazioni isteriche che sono state fatte durante la discussione intorno alla COP26 . Mentre i leader mondiali si dirigevano a Glasgow, rigorosamente con un jet privato, per l’ultimo festival delle Nazioni Unite su come salvare il pianeta, si è verificata una grave epidemia di sindrome da squilibrio climatico. Primi ministri, vescovi, principi e verdi rumorosi, tutti a fare a gara nelle esagerazioni apocalittiche da cambiamento climatico. È stata una feroce orgia di profezie iperboliche che non sfigurerebbero nel Libro dell’Apocalisse.

Il pianeta è in fiamme ed è colpa nostra

Tutto è iniziato mesi prima dell’apertura della COP26. Quando l’IPCC ha pubblicato il suo ultimo rapporto ad agosto. Scribi deliranti di tutto il mondo occidentale stavano cercando argomenti forti, in modo da far capire ai lettori ottusi quanto spaventoso il futuro promette di essere. E’ codice rosso! ‘ per l’umanità, hanno insistito tutti, in modo uniforme. Se non riusciamo presto a gestire le emissioni di carbonio, “il nostro clima futuro potrebbe diventare una specie di inferno sulla Terra”, ha affermato Tim Palmer dell’Università di Oxford. Il pianeta è in fiamme ed è colpa nostra: siamo ” colpevoli di morire “, ha dichiarato il Guardian, come un predicatore millenario pazzo. Ogni spiacevole evento meteorologico è causato dall’umanità vile. “Con gli incendi violenti, le inondazioni e le pandemie, sembra che i tempi siano finiti – ed è tutta colpa nostra”, ha detto uno scrittore .

Questa rapporto dell’IPCC costituisce una sorta di atto d’accusa delirante nei confronti dell’umanità. L’arcivescovo di Canterbury, la presunta ancora morale della nazione inglese, ha dato il tono con la sua perversa insistenza sul fatto che le conseguenze del cambiamento climatico metteranno in ombra anche il più grande crimine della storia: l’Olocausto. Sarà un genocidio “su scala infinitamente più grande”, ha detto. 

Boris Johnson, che solo pochi anni fa scriveva colonne di giornali contro l’eco-isteria, afferma che il cambiamento climatico è un orologio del giorno del giudizio che fa il conto alla rovescia per una “detonazione che porrà fine alla vita umana come la conosciamo”. Se non riduciamo le emissioni di carbonio, sarà presto “troppo tardi per i nostri figli”, ha detto. L’implicazione è che il cambiamento climatico regalerà alla prossima generazione una landa desolata in stile Mad Max, in cui la vita sarà a malapena degna di essere vissuta . “Manca un minuto a mezzanotte”, disse Boris. In realtà, ha cinguettato l’arcivescovo di Canterbury, “il tempo è scaduto”. Deciditi: è apocalisse adesso o apocalisse molto presto?

Il tempo “è letteralmente scaduto”, ha incalzato il principe Carlo . Il cambiamento climatico è “un’altra forma di tempo di guerra” e presto potremmo dover razionare cose come i viaggi aerei, ha affermato la famosa giramondo Joanna Lumley . Se la COP26 fallisce, sarà una “condanna a morte” per l’umanità, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres . “Stiamo scavando le nostre tombe”, ha avvertito.

Ovviamente è toccato al culto della morte della classe media Extinction Rebellion spingersi perfino oltre alle iperboli già orrorifiche delle élite globaliste. Cameron Ford, il portavoce virale della filiale XR Insulate Britain, ha dichiarato in un’intervista con Owen Jones che il cambiamento climatico significherà rimanere senza cibo e “il collasso della società”. Poi? «Vedrai il massacro. Vedrai stupro. Vedrai omicidi». C’è di peggio, che tu ci creda o no. ‘I nostri amici, i nostri fratelli ei nostri figli, perderemo tutto ciò che amiamo.’ Versione più breve: tutti moriranno. Amen!

Insomma, sei stato avvertito. Faresti meglio a iniziare a riciclare si da subito.

Ma è tutto vero?

Dobbiamo parlare di questo. Dobbiamo parlare della sindrome da squilibrio climatico e di quanto francamente sia diventata una pazzia. Più precisamente, dobbiamo parlare di quanto sia pericoloso questo modo di pensare per la ragione, la libertà e la futura prosperità dell’umanità. In effetti, non è il cambiamento climatico che minaccia di annullare le grandi conquiste della civiltà umana: è l’isteria sul cambiamento climatico.

La prima cosa da notare sulla sindrome da squilibrio climatico è che non ha nulla a che fare con la scienza. Questa eco-isteria da sola infrange il mito che l’ambientalismo contemporaneo sia un movimento guidato dalla scienza, interessato solo ad agire in base agli avvertimenti contenuti nei grafici e nei modelli elaborati dai climatologi. Mostrami il pezzo di ricerca scientifica che dice che una banda di ragazzi violenterà tua madre se non raggiungiamo Net Zero entro il 2030. Dov’è lo studio peer-reviewed che individua il momento in cui si verificheranno massacri, stupri e genocidi se i nostri governi falliscono ridurre i combustibili fossili?

Naturalmente non esistono tali studi. Queste visioni malariche di orrori futuri scaturiscono dal regno di una fantasia malata, non dalla scienza. Sono i pregiudizi misantropici di una borghesia depressa, non proiezioni scientifiche. Emergono dal pozzo di terrore esistenziale in cui sguazzano le malthusiane élite contemporanee. Il “cambiamento climatico” è l’idea onnicomprensiva di sventura, attraverso la quale la parte più elitaria e straricca borghesia occidentale manifesta il suo senso di esaurimento morale, politico ed economico. Tutti i recenti discorsi sul giorno del giudizio universale e sul genocidio mettono in evidenza se solo li si guardasse a mente fredda, come il cambiamento climatico si è trasformato da problema perfettamente gestibile e gestito, in una moderno presagio di sventura apocalittica. Da una teoria scientifica sull’impatto che l’uomo ha (inevitabilmente) sul pianeta, a prova certa e indiscutibile della follia dell’era industriale; da una sfida tra le tante che l’umanità deve affrontare nel 21° secolo, in un atto d’accusa contro l’intera specie umana. In breve, da problema tecnico, a rivelazione “divina” della malvagità dell’avida umanità.

La sindrome da squilibrio climatico è in sostanza una rivolta contro la stessa modernità. È un grido di angoscia reazionario, romantico, nostalgico contro l’incredibile mondo della produzione e del consumo che l’umanità ha creato negli ultimi 200 anni. Questo è il motivo per cui alcuni alla COP26 hanno denunciato apertamente la Rivoluzione Industriale . Prima venne Greta Thunberg, la profetessa di sventura dell’ambientalismo contemporaneo. Ha denunciato con rabbia il governo britannico come “cattivi del clima”. Il Regno Unito, ha detto , è in gran parte responsabile degli orrori del cambiamento climatico. Tutto ciò “più o meno… è iniziato nel Regno Unito, da quando è iniziata la rivoluzione industriale, quando abbiamo iniziato a bruciare carbone”.

Vergognosamente, Boris Johnson ha fatto eco alle affermazioni astoriche di Greta contro la rivoluzione industriale. Nel suo discorso al COP ha sottolineato che Glasgow è stato il luogo in cui è nato il motore a vapore, “prodotto bruciando carbone”. Quella, ha detto, era “la macchina del giorno del giudizio” che ci ha portato alla terribile situazione in cui ci troviamo ora.

Ascoltare il leader eletto del Regno Unito riclassificare gli straordinari contributi del Regno Unito all’industrializzazione, come le prime avvisaglie del “giorno del giudizio universale” è davvero deprimente. Gli inglesi non dovrebbero vergognarsi della rivoluzione industriale, come suggeriscono Boris e Greta. Dovremmo provare un immenso orgoglio per questa radicale revisione dei processi di produzione e trasporto. La rivoluzione industriale è stato probabilmente l’evento più importante della storia umana. Il suo indiscutibile impatto positivo sull’aspettativa di vita, la diffusione delle conoscenza, la libertà e l’uguaglianza, non solo nel Regno Unito ma anche in tutto il mondo, è quasi incalcolabile.

Fu la rivoluzione industriale che liberò la popolazione dal brutale e massacrante asservimento della terra, nelle folli e brulicanti città di Londra, Manchester, Sheffield, Glasgow. Ha rivoluzionato il modo in cui lavoravamo, come vivevamo, come ci concepivamo. È stata la culla della solidarietà e della lotta e delle rivendicazioni per il diritto di voto, il diritto al lavoro, il diritto all’istruzione. Non è una coincidenza che l’aspettativa di vita sia stata deprimente breve per tutta la storia umana fino alla Rivoluzione Industriale, quando iniziò la sua sbalorditiva e costante ascesa. Senza questa rivoluzione, la maggior parte di noi sarebbe ancora schiava del lavoro nei campi, senza mai avventurarsi oltre il recinto della fattoria, incapace di leggere, morta di stenti entro i 35 anni. È questo l’idillio su cui fantasticano gli eco-regressivi? Queste persone sono tanto analfabete storicamente quanto pseudoscientifiche.

L’isteria del cambiamento climatico è un problema molto più grande per l’umanità, rispetto al cambiamento climatico stesso

L’abiura della Rivoluzione industriale da parte del COP26, la rappresentazione di quella rivoluzione come la pistola di partenza del prossimo genocidio climatico, getta una cruda luce su ciò che sta alimentando l’isteria verde di oggi. Non vapore o carbone, questo è certo. No, è la perdita di fiducia delle élite nella modernità e nel progetto umano più in generale. Questo è il motivo per cui l’isteria del cambiamento climatico è un problema molto più grande per l’umanità, rispetto al cambiamento climatico stesso. Come ha recentemente spiegato Bjorn Lomborg su spiked, il cambiamento climatico è un “problema mediocre”. È lo squilibrio sul cambiamento climatico, la pittura di esso come un evento della Fine dei Tempi che che dicono ci meritiamo, che sconvolge e mina davvero la nostra civiltà. Con il suo disprezzo misantropo per il comportamento e le aspirazioni umane, con il suo trattamento revisionista sulla nascita della modernità come essenzialmente un crimine contro Madre Terra; con le sue incessanti richieste di frenare la crescita economica, e con il suo marchio censorio su chiunque metta in discussione qualsiasi parte della L’agenda verde regressiva come “negazionista del cambiamento climatico”, l’allarmismo sul cambiamento climatico è un’espressa minaccia alla crescita, alla democrazia, alla libertà di parola e al diritto di sognare un futuro ancora più prospero per tutti.

Il principe Carlo ha ragione sul fatto che dobbiamo metterci sul “piede di guerra”. Non contro il cambiamento climatico, però. Piuttosto, contro questa incessante erosione delle conquiste da parte dell’umanità e la nefasta, falsa affermazione che l’uomo moderno è una piaga sul pianeta. Questo apocalittico progetto minaccia di capovolgere la straordinaria civiltà che abbiamo creato molto più di quanto non possa (forse) fare un po’ di carbonio.

Brendan O’Neill è su  spiked

Liberamente tradotto da Fausto Cavalli

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